Come promesso. Niente Italia

WASHINGTON“Il modo migliore per continuare la nostra lotta e raggiungere i nostri scopi è che i nostri sforzi siano diretti a far eleggere Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Gli faccio le mie congratulazioni, e gli do il mio pieno sostegno, e chiedo a tutti voi di unirvi a me e di lavorare sodo per Barak Obama così come avete fatto per me”.

Serietà. Senso del Dovere. Come diciamo noi, delle Istituzioni. Ma io, almeno una volta, preferisco come dicono loro. Una lezione di politica, quasi risuonante di vecchie ideologie. Una sconfitta personale e una vittoria per le donne, che grazie a lei e in lei hanno avuto finalmente modo di dimostrare, a quella parte di America e di mondo che ne aveva ancora bisogno, che una donna può essere un candidato eccellente per la Casa Bianca. Un’appuntamento, adesso e grazie al suo lavoro, soltanto rimandato. Ha creato un precedente epocale. Per non parlare della serietà di cui sopra. E pensare che per lo spietato sistema politico d’oltroceano, ormai è bruciata. Eppure, ed è solo lo stupido parere di uno sciocco sognatore, questa donna è diventata un esempio, ha cambiato la Storia. Ma come si fa a non sognare leggendo questo “Un giorno vivremo in un’America in cui ci sarà una classe media più forte. Vivremo in un’America alimentata da energie alternative, un’America più forte: per questo dobbiamo eleggere Obama presidente. Dobbiamo riportare a casa le truppe: un giorno vivremo in un’America più leale con i suoi soldati. Per questo dobbiamo far eleggere Obama presidente”. La parte politica a cui più mi sento vicino viene definita antiamericana dagli oppositori. Be, forse non sanno muovendo la critica, che questa America è quello che vorremmo anche da noi. Forse non parliamo della stessa America.

E poi ti capita di aprire il giornale una domenica mattina, e scoprire che la Francia del capo intollerante e xenofobo, attende quasi con impazienza (prima pagina di “Le Monde”) le elezioni dei rappresentanti dei musulmani in Francia, con un pizzico di ansia addirittura per il ritiro dalla corsa della Grande Moschea di Parigi.
Ma qua parlano di senso dello stato. E hanno questa strana concezione, per la quale ogni Cittadino deve essere ascoltato e ha diritto ad essere rappresentato. I rapporti con quella che viene più o meno apertamente riconosciuta come una comunità problematica (basta pensare alla composizione etnica) sono gestiti istituzionalimente.

E noi, ja famo.

Come promesso non ho parlato dell’Italia. Infatti ho parlato di serietà, senso del dovere e democrazia.

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~ di stenius su 8, giugno, 08.

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